Leopolda 2015: appunti sul Renzismo

Negli ultimi decenni abbiamo assistito al progressivo ribaltamento di ruoli tra la politica (rappresentata oggi da caricature di partiti e caricature di politici) e corpi intermedi (a suo tempo usati – e a volte inventati – dai partiti per fungere da “cinghia di trasmissione” delle direttive dei partiti verso la società).
Nel progressivo disfacimento della credibilità e autorevolezza della politica (ben rappresentato dal turbinio dei cambiamenti di marchi, di ideologie e di casacche di partiti e politici) i corpi intermedi, potentemente rafforzati nei mezzi e nelle funzioni da decenni di consociativismo, hanno preso l’iniziativa per tenere in piedi un simulacro di politica attraverso la quale mantenere in piedi un sistema, fatto di privilegi e sussidi, per così continuare a soddisfare i propri interessi organizzativi e personali.
Alcune organizzazioni sindacali-corporative (e non mi riferisco solo al mondo del lavoro, ma anche a quello della impresa, della agricoltura, del commercio, della burocrazia pubblica, etc), orfane dei partiti della politica forte, si sono dimostrate abili nel trasformare una politica in disfacimento in una docile cinghia di trasmissione dei propri voleri.
Questa dinamica porta a due effetti complementari e devastanti:
  1. La politica dei governanti, ridotta a quella di comitato d’affari di questi sindacati, perde ogni capacità di affrontare i grandi problemi della nazione, se non a slogan e clientele, aprendo lo spazio a ogni populismo demagogico
  2. Poiché l’interesse dei corpi intermedi è nel mantenere e sviluppare il proprio potere attraverso lo stato, e non contro lo stato, si ha come risultato uno stato sempre più largo e ipertrofico.
Le politiche perseguite portano ad una ulteriore espansione della invadenza e della spesa statale, ma gli interessi di questi sindacati sono sufficientemente celati da far si che, l’inevitabile fallimento delle politiche pubbliche di uno stato sempre più baraccone, vengano attribuite alla politica.
Ben nascosti dietro le quinte, gli autori dello stato ipertrofico e invasivo, fanno pure la morale agli attori che impersonano i governanti, che così sono resi ancora più deboli e succubi. Il renzismo è il tentativo, attuato attraverso un mix di nuovismo (le facce nuove) e massiccia propaganda dei mass-media, di presentare un attore di governo in grado di tener la scena per qualche anno mantenendo il sistema di potere esistente con la sua rete di interessi.
Ora, proprio il sistema di potere esistente, con la rete sottostante di interessi, è ciò che rende il paese incapace di trovare soluzione ai tanti problemi che lo affliggono. L’idea del blocco sociale che esprime le corporazioni che governano il paese, tuttavia, non è quella di risolvere problemi di cui si è parte, ma quella di sostituire un attore ormai consumato con qualche nuova comparsa. Così è arrivato Renzi, così se ne andrà.
Uscire da questo teatrino (che da comico sta diventando sempre più tragico) richiederebbe partiti veri e politici non più succubi di una idea di stato salvifico e onnipotente. Solo una politica forte e orientata ad un drastico ridimensionamento dello stato, del suo intervento e delle aspettative salvifiche in esso, potrebbe procedere alla distruzione dell’ambiente di leggi, aiuti, privilegi, etc da cui attingono nutrimento i sindacati del regime consociativo, i poteri forti dell’italia del declino politico, prima ancora che economico. Ma questa è un’altra storia.
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