Belìn, arriva il Bail In!

Con questo titolo volutamente scherzoso spero di richiamare l’attenzione su un classico tema di quelli in cui diventa realtà il proverbio “se non ti interessi in prima persona della cosa pubblica, la cosa pubblica si interesserà di te [e non è detto che ti piaccia]”.

Bail-In

Per fortuna le disastrose cronache delle Quattro Banche dell’Apocalisse – QUI trovate un’analisi ineccepibile a firma di Mario Seminerio – hanno acceso l’interesse di noi italiani malgrado fossimo nel periodo più distraente dell’anno (Natale): il mio obiettivo non è né di aggiungermi ai molti (e più competenti) che hanno trattato il c.d. “Decreto Salva Banche”, né discettare dottamente sul Bail In; vorrei fornire uno spunto di riflessione liberale su scopi e conseguenze del Nuovo Mondo che inizia con il 2016.

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Prima di tutto una veloce infarinatura: dicesi Bail In (neologismo inglese in contrapposizione al più noto bail out, traducibile più o meno con “salvataggio da parte dello Stato”) la serie di normative che entreranno in vigore il 1° Gennaio 2016 nell’Unione Europea e che, in caso di dissesto conclamato di un istituto bancario, impediranno agli Stati dell’Unione di “salvare” tale istituto, non prima che gli stakeholder privati abbiano subito in prima persona una parte rilevante di perdite.

Andando un minimo nel dettaglio, in caso di crisi bancaria (che di norma avviene quando i debiti di un istituto diventano strutturalmente superiori ai crediti ed ai beni posseduti da quest’ultimo, ad esempio perché sono state necessarie pesanti svalutazioni su crediti erogati ed ora in sofferenza) Banca d’Italia ha facoltà di attivare la procedura di Bail In, mediante cui il ripristino dell’equilibrio patrimoniale della banca viene fatto pagare ai seguenti soggetti (ed in quest’ordine):

  1. azionisti (che vedono polverizzarsi il loro investimento);
  2. obbligazionisti junior (coloro che detengono titoli obbligazionari non garantiti ed a rimborso subordinato – quanto vi suona familiare il termine?)
  3. obbligazionisti senior (coloro che detengono titoli obbligazionari non garantiti, ma a rimborso privilegiato);
  4. correntisti per la parte di depositi eccedenti i 100.000 € (ovvero se avete 5.000 € in banca non vi toccano, se ne possedete 1.000.000 € vi toccano i 900.000 € eccedenti).

Tutto questo nel limite dell’8% del totale Passivo della banca: ovvero le perdite appioppate di cui sopra non possono comunque avere un valore nominale superiore all’8% del valore di bilancio del totale Passivo. E poi? Poi interviene il Fondo di Garanzia per non più del 5% del Passivo e poi, solo poi, “Pantalone”.

Non sono comunque mai oggetto di Bail In correntisti entro 100.000 €Erario/Enti previdenziali (strano, vero?), obbligazionisti garantiti (ad esempio da ipoteche), dipendentifornitori.

Scommetto che già dopo questa infarinatura il Bail In inizia a sembrarvi meno il Mostro che certi cronisti hanno dipinto… Ma veniamo al punto di vista liberale che mi arrogo il titolo di proporvi.

Malgrado paroloni e tanta grancassa, il Bail In ripropone un concetto banale che nell’epoca di statolatria in cui viviamo sembra una bestemmia: investire in azioni o dare a prestito denaro è un’attività rischiosa che può procurare perdite, che è giusto siano subite in primo luogo da chi ha accettato la scommessa.

  • Gli istituti di credito sono società (per azioni o cooperative) come un’acciaieria, un provider internet, Facebook o una compagnia petrolifera: perché chi compra azioni/quote di Intesa Sanpaolo deve essere più tutelato di chi compra azioni/quote di ENI?
  • Comprare obbligazioni juniorsenior (cioè senza garanzie sottostanti) di una banca non equivale a comprare titoli di Stato: un conto è ritenere più stabile un istituto bancario rispetto ad una startup, un conto è pensare che non possa falliresbagliato, decenni di propaganda statalista e di “socializzazione delle perdite” ci hanno fatto disimparare a valutare attentamente il rischio e a non contare su provvidenziali “aiuti dal cielo”.
  • Quando apriamo un c/c in banca noi stiamo prestando denaro alla banca, per quanto possa sembrare strano: esattamente come non presteremmo i nostri sudati risparmi a loschi figuri, non si capisce perché non dovremmo vigilare e monitorare la banca a cui stiamo dando credito.

In sintesi, pur con l’incedere goffo tipico dei burosauri, la direttiva Bail In si può ritenere un piccolo passo verso la libertà, poiché incentiverà tutti gli istituti a “pulire” i propri bilanci e ad essere più trasparenti e concorrenziali, al fine di non incorrere in fughe di capitali e/o di azionisti.

Allo stesso modo ridurrà la Fede che molti europei purtroppo hanno nello Stato, obbligandoci a diventare tutti un po’ più consapevoli e responsabili: a proposito, se volete iniziare capire se la vostra banca è solida, vi consiglio di consultare QUESTO report periodico del blog Rischio Calcolato.

“Ma dov’è la libertà, se per come sono le leggi oggi è praticamente impossibile non avere un c/c bancario?”

VERO, infatti ogni buon amante della libertà dovrebbe anche essere un sostenitore del Contante Libero ed un avversario di ogni forma di limitazione dell’uso della moneta fisica.

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Una risposta a "Belìn, arriva il Bail In!"

  1. La gente comune si muove per emozione e non per la sapienza. Inoltre che andrà a dire al popolo che le cose stanno cosi? Il problema di adesso è l’alto ignoranza di “Finanza”.

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