Metti una sera, a cena, con D’Alimonte e Candido.

Quando il Rinoceronte parte è un bel casino.

Foto pubblico

Dopo Galli della Loggia è stato il turno di un noto e privilegiato osservatore della politica italiana: il politologo Roberto D’Alimonte.

Insieme a lui, sul palco della Filo, il giornalista Eugenio Gazzola ed il Prof. Alessandro Candido, avvocato del Foro di Piacenza.

Cosa accadrebbe se dovesse vincere il fronte de no?

E’ rispondendo a questo quesito che il prof. D’alimonte ha inaugurato la serata, non senza scatenare alcune gradevoli critiche da parte del folto pubblico seduto in sala.

Foto Mood

Ad opinione del “padre dell’italicum”, infatti, l’eventuale vittoria del no, in sede referendaria, rappresenterebbe un guaio che condurrebbe ad un governo tecnico o comunque a larga maggioranza; una sorta di riedizione dei governi Monti o Letta.

In particolare, parte de problemi deriverebbero dal fatto che la vittoria del no non determinerebbe il venir meno della riforma elettorale, l’italicum, di cui D’alimonte è ideatore. Lo scenario sarebbe quindi assurdo: una camera eletta mediante un sistema maggioritario a doppio turno e una seconda camera eletta, invece, con un sistema proporzionale a turno unico. “Un bel pasticcio”.

Le reazioni del pubblico non sono state certamente “passive”. Vi è stato chi, infatti, ha posto la responsabilità di tale scenario – definito apocalittico – in capo agli attuali governanti, ovvero, gli stessi autori della riforma in questione.

Dopo di che il relatore ha posto al pubblico un quesito “retorico”, ovvero ha suggerito ai presenti di domandarsi se con la riforma il sistema migliora oppure peggiora, rispetto ad oggi.

Sul punto non ha certamente dubbi D’Alimonte il quale sostiene (e vorrei vedere il contrario!) che l’impianto normativo oggetto di quesito referendario contempla un buon equilibrio tra governabilità e rappresentatività, attribuendo maggiori responsabilità ai governanti e altrettanti poteri ai rappresentati.

Decisamente più critico il prof. Candido.

Anch’esso studioso della materia, seppur da prospettiva diversa rispetto a quella di D’alimonte, ha criticato numerosi passaggi della riforma. In particolare, le critiche del giovane avvocato si sono poste sul ruolo e la composizione del Senato. In particolare, è stata rimarcata l’inopportunità della mancata eliminazione del Senato stesso.

Si è trattato di un dibattito molto franco e vivace nel quale i due relatori non si sono risparmiati reciproche “provocazioni”, sempre finalizzate a stimolare la riflessione e l’approfondimento da parte del pubblico.

A seguire si è svolta una piacevolissima cena in compagnia dei due relatori e del moderatore. E’ stata l’occasione ideale per aver la conferma, che certamente non serviva, che i due ospiti, oltre ad essere estremamente competenti in materia, sono anche due ottimi buongustai e persone squisite.

La nostra associazione ha in programma un terzo ed ultimo appuntamento, con Federico Cartelli, in programma per il 30 giugno.

Seguite il Rino! Ne vale sempre la pena!

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